Cosa fare se il datore di lavoro non paga lo stipendio?

Nel caso in cui il datore di lavoro non abbia regolarmente pagato al dipendente quanto dovuto per il lavoro svolto, il dipendente ha la possibilità di agire per chiedere il riconoscimento del proprio diritto di credito attraverso l’intervento del Giudice del lavoro.

Il lavoratore pertanto potrà rivolgersi, con l’ausilio di un avvocato, al Tribunale del lavoro per richiedere l’emissione da parte del giudice di un ordine di ingiunzione nei confronti del datore di lavoro per il pagamento delle somme indicate sulla busta paga-cedolino presentate dal lavoratore maggiorate degli interessi e delle spese legali.

Il Giudice del lavoro infatti può emettere l’ingiunzione di pagamento sulla base della busta paga – cedolino. Infatti, tale documento contiene tutti i requisiti richiesti dalla legge per l’emissione dell’ingiunzione di pagamento ex art. 633 c.p.c., in quanto:

  • è una prova scritta;
  • riguarda una cifra liquida;
  • è certo.

Con il decreto ingiuntivo il datore di lavoro sarà costretto a saldare il credito entro 40 giorni dalla notifica dell’atto oppure a proporre opposizione dimostrando che le somme non sono dovute. Quest’ultima eventualità, si verifica solo quando il datore ritenga ingiusta la pretesa del lavoratore (ad esempio in quanto può dimostrare di aver già pagato i propri debiti).

Come è agevole intuire, il ricorso per decreto ingiuntivo rappresenta una condizione necessaria per ottenere il concreto pagamento delle somme di denaro.

Il pagamento delle somme dovute al lavoratore infatti potrà avvenire spontaneamente (se vi sia la volontà del datore di lavoro di collaborare) oppure coattivamente (cioè anche contro la volontà del datore di lavoro).

Cosa fare se non si hanno le buste paga?

Se il datore di lavoro si rifiuta di consegnare al lavoratore il prospetto paga, la prima cosa da fare è inviargli, con l’ausilio di un avvocato, una raccomandata o una PEC, contenente la diffida ad adempiere alla consegna, o alla messa a disposizione del cedolino.

Qualora anche a seguito della diffida il datore di lavoro continuasse a non fornire la busta paga, il lavoratore potrà denunciarlo all’Ispettorato nazionale del lavoro.

Nella denuncia all’Ispettorato nazionale del lavoro per mancata consegna buste paga, il dipendente deve indicare:

  • i dati identificativi del datore di lavoro;
  • la posizione Inps e Inail dell’azienda;
  • un’esposizione breve e circostanziata della violazione che il lavoratore ritiene sia stata commessa dal datore di lavoro: in questo caso, deve indicare la mancata consegna di uno o più cedolini paga;
  • ogni altro elemento utile a consentire all’autorità la violazione commessa dall’azienda.

Nel momento in cui avverrà l’accesso ispettivo da parte degli ispettori del lavoro, il datore dovrà dimostrare l’assolvimento dell’obbligo di consegna dei cedolini paga, pena il pagamento di pesanti sanzioni.

Il datore di lavoro che non consegna la busta paga rischia di subire le seguenti sanzioni amministrative:

una sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 900 euro;

una sanzione amministrativa pecuniaria da 600 a 3.600 euro, se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori, oppure a un periodo superiore a 6 mesi;

una sanzione amministrativa da 1.200 a 7.200 euro, se la violazione si riferisce a più di 10 lavoratori o a un periodo superiore a 12 mesi.

Cosa accade se, nonostante il decreto ingiuntivo, il datore si rifiuta di pagare?

A volte può accadere che, nonostante il provvedimento di un giudice del lavoro, il datore scelga di non saldare i propri conti e il lavoratore rimanga creditore di quegli importi.

Ebbene, in simili casi, il dipendente avrà la possibilità di recuperare le somme dovute forzosamente, attraverso una specifica procedura nota come pignoramento.

Con il pignoramento è infatti possibile individuare ad esempio un conto corrente del datore di lavoro debitore e “bloccare” le somme.

In tal modo, le somme sul conto corrente saranno indisponibili per il datore-debitore fin quando il giudice dell’esecuzione non le assegnerà al lavoratore-creditore. La procedura del pignoramento termina con la concreta assegnazione delle somme spettanti al dipendente.

Cosa accade se il pignoramento non copre le somme dovute al lavoratore?

Se il pignoramento dei beni del datore di lavoro non riesce a coprire le somme dovute al lavoratore, quest’ultimo ha la possibilità di accedere al Fondo di Garanzia dell’INPS per ottenere almeno per una parte del credito maturato.

Il Fondo di Garanzia dell’INPS è una sorta di assicurazione per i lavoratori e copre le ultime tre mensilità e il TFR.

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